domenica 19 novembre 2017

Ezio Marchi


Nato il 28 giugno 1869 a Bettolle in provincia di Siena, da Francesco Marchi, veterinario, e Rosalia Bernardini.
Studiò prima all'Istituto Tecnico di Arezzo poi a Pisa dove conseguì il 28 giugno 1889 la laurea in Zooiatria riportando il massimo dei voti con lode.
Veterinario municipale a Sinalunga, nell'ottobre del 1889 fu nominato insegnante di zootecnia nell'Istituto AGRARIO VEGNI in provincia di Arezzo dove rimase fino al 1897 quando l'Istituto AGRARIO SPERIMENTALE di PERUGIA lo chiamò a sé, dandogli l'incarico dell' insegnamento della zootecnia, dell'ezoognosia, dell'igiene e della Scuola Veterinaria.Lo stesso Istituto in cui avrebbe ricoperto a partire dal 1903 la Cattedra in zootecnia, da prima come professore straordinario poi come ordinario. 
Giovane insegnante si dedicò assiduamente alla scuola dove conquistò l'animo dei suoi studenti guidando le loro attitudini, coordinando le loro idee e indirizzandoli all'indagine e alla ricerca affinché fossero continuatori del suo metodo. 
Convinto però del principio che l'apostolato scientifico non dovesse limitarsi alla scuola e alla cattedra, ma proseguire anche nella vita il Marchi prese viva parte a dibattiti e conferenze che si tennero in quegli anni in Italia, oltre ad essere giurato e relatore in molti concorsi ed esposizioni di bestiame. 
Sempre in contatto con la realtà ma soprattutto con il mondo contadino e con gli allevatori della sua terra, la Valdichiana, è qui che iniziò i suoi primi studi pubblicando nel 1888 una delle sue più importanti memorie cliniche ovvero Il rachitismo congenito nella razza bovina di Val di Chiana seguita da altri scritti quali La razza bovina di Val di Chiana e la sua varietà (1895) - Sull'indirizzo necessario per migliorare la razza bovina di Val di Chiana (1901) - ed ancora Appunti sulla origine della razza bovina di Val di Chiana (1906).
E questa razza 
de' bei giovenchi dal quadrato petto,erti su'l capo le lunate corna,dolci negli occhi, nivei, che il miteVirgilio amava,
studiò ed osservò con il metodo naturalistico, migliorandone le forme e le attitudini ed istituendone il libro genealogico oltre a farla conoscere in Italia e all'estero con il proposito disinteressato di recar lustro e ricchezza alla sua regione.
È a Perugia tuttavia che praticò le sue ricerche, sperimentò i suoi studi e scrisse le maggiori opere, impiantandovi anche un laboratorio zootecnico con annesso museo di cui si occupò fino al gennaio del 1907 quando il Governo italiano, riconosciuti i suoi meriti di studioso, gli affidò l'incarico di una missione zootecnica nella Colonia Eritrea dove avrebbe trascorso circa sei mesi. 
Tornato in Italia, dopo un breve soggiorno in Egitto, nel settembre dello stesso anno, presentava al Ministero degli Affari Esteri una relazione completa del suo viaggio in cui suggeriva non solo il da farsi per migliorare le condizioni della pastorizia in Eritrea ma anche alcuni provvedimenti atti a rendere la Colonia meno grave all'erario nazionale.
Nominato, durante la sua assenza, Presidente dell'Unione Veterinaria Italiana, contribuì ricoprendo questo incarico a rivendicare il ruolo e la missione sanitaria ed economica del veterinario nella società moderna, dimostrando di avere una visione chiara e precisa di quello che doveva essere in Italia il servizio veterinario e zootecnico, un servizio cioè che potesse dare impulso immediato alla pubblica igiene e all'economia agricola.
Incaricato poi redattore-capo del "Moderno Zooiatro", il giornale dell'Unione Veterinaria Italiana , di lui ci rimane, oltre l'esempio inestimabile, un'intensa attività pubblicistica e tutta una serie di scritti, fra cui primeggia il testo sull'Ornitotecnia (1898), i due libri d'Ezoognosia (1901) ed Il Maiale (1895), ovvero quella che fu considerata dalla critica la sua maggiore opera.
Resta tuttavia come aspetto interessante della sua attività di studioso e di ricercatore il metodo pratico e scientifico grazie al quale il Prof. MARCHI contribuì a rinnovare la zootecnia italiana di quegli anni allontanandola dalle vecchie ed aride pastoie tradizionali e da certe teorie scolastiche fini a se stesse. Arricchite le sue conoscenze studiando sui libri ma soprattutto sperimentando in gabinetto il nostro professore contribuì così più di chiunque altro ad un risveglio e ad un progresso in termini zootecnici della nostra nazione, mirando a formare una coscienza nazionale zooeconomica, che una volta costituita potesse apportare al paese un diffuso benessere. Del resto convinto della crescente utilità sociale della zootecnia andava additando nuove sorgenti di economia e di ricchezza che conseguissero ad un effettivo miglioramento delle condizioni di vita.
Rendere più economica la produzione del bestiame avrebbe significato infatti, per il Marchi, diffondere il consumo della carne, del latte e dei suoi derivati ad un prezzo più conveniente tanto da soddisfare i bisogni di gran parte della popolazione. Erano questi quindi i suoi propositi scientifici, ovvero allevare razionalmente e produrre economicamente per l'interesse e la crescita dell'intera comunità. Propositi che coincisero perfettamente con quegli ideali di giustizia ed uguaglianza che erano alla base della sua formazione politica, avvenuta fin dai primi anni universitari trascorsi a Pisa ed essenzialmente ispirata alla dottrina socialista. 
Se come zootecnico indirizzò le sue ricerche verso il benessere collettivo, allo stesso modo in politica promosse il più avanzato progresso, rivolgendo la sua attenzione ai ceti meno abbienti che cercò di istruire ed educare al fine di elevare la loro condizione sociale. Nell'intento perciò di risolvere i problemi reali e contingenti partecipò attivamente alla vita politica della sua terra la Valdichiana, mostrandosi più un teorico che un "politicante" tanto da meritare nel 1907, quando ancora si trovava in Africa, l'elezione a Consigliere Provinciale di Siena come rappresentante del Partito Socialista.Ma le sezioni socialiste lo avevano indicato perfino come futuro Deputato e forse lo sarebbe stato se la malattia non lo avesse colto così giovane proprio all'apice della sua carriera quando aveva accettato anche di ricoprire la cattedra di zooetecnia alla Scuola Veterinaria dell'Università di Bologna.
Nell'aprile del 1908 avvertito un acuto dolore all'orecchio destro il Marchi infatti si sottopose ad intense e continue cure a cui si alterneranno momenti di miglioramento e di peggioramento fino a che, in seguito all'aggravarsi della malattia, deciderà di recarsi a Firenze per sottoporsi ad un'operazione. Dopo l'intervento le sue condizioni sembravano migliorare ma ecco improvvisa la meningite che in pochi giorni condurrà a morte il professore.
Accolto nella casa del cugino a Scandicci il Prof. Marchi trascorrerà gli ultimi giorni della sua vita rievocando con straordinaria lucidità i suoi studi, i suoi lavori interrotti, il suo incarico all'Unione Veterinaria, il viaggio in Eritrea avendo sempre presenti in mente il padre, la moglie Pia, le figlie Ada e Gina, gli amici ed i colleghi vicini e lontani, fino alla mattina del 25 luglio quando si spegnerà definitivamente a soli 39 anni colpito da meningite purulenta, conseguente ad otite.
I funerali si svolsero, con rito civile, a Bettolle suo paese natale il 27 luglio 1908 alla presenza dei suoi cari, delle autorità comunali, delle varie rappresentanze, della cittadinanza e di tutti coloro che lo avevano conosciuto ed ammirato. Un lungo corteo accompagnò commosso il feretro dando l'estremo saluto all'illustre professore Ezio Marchi, uomo di profonda cultura, infaticabile studioso ma soprattutto instauratore della zootecnia scientifica in Italia.
A lui ed alla sua inestimabile opera il paese di Bettolle rende tutt'oggi omaggio con un monumento che voluto dal Comitato pro Ezio Marchi, costituitosi dopo la sua morte, fu inaugurato il 1° novembre 1911, in ricordo di chi, come vi troviamo scritto, fu in vita "apostolo del socialismo in Valdichiana" ed "esempio di carattere e rettitudine" .

Testo a cura del Circolo Ezio Marchi di Bettolle.

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